EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
Parlare di violenza di genere significa guardare in faccia una realtà che troppe donne conoscono fin da giovanissime. Le percentuali fanno impressione, certo, ma dietro ogni cifra c’è una storia, una paura, un gesto evitato per istinto di sopravvivenza. Le rilevazioni di un recente sondaggio social promosso da The Wom riportano una fotografia nitida, a tratti spietata, di ciò che moltissime donne vivono ogni giorno. Un’immagine che non possiamo più ignorare.
Una realtà diffusa e spesso taciuta
I dati raccolti mettono in luce una condizione che sembra ormai radicata nel quotidiano. Una donna su cinque racconta di aver subito violenza fisica in una relazione, mentre oltre metà del campione riferisce episodi di violenza psicologica, una forma di abuso che non lascia lividi sulla pelle ma scava lentamente, sottraendo libertà e sicurezza. Il 67% afferma di essere stata toccata senza consenso, mentre il 75% ha subito più volte molestie verbali, catcalling o approcci indesiderati. Numeri che pesano come pietre, ma che ancora oggi non riescono a trasformarsi sempre in una denuncia: l’80% infatti sceglie il silenzio per paura di non essere creduta, di perdere il lavoro o di subire conseguenze peggiori.
La paura come compagna di strada
C’è un dato che colpisce più degli altri, perché descrive un’emozione che accomuna quasi tutte le partecipanti al sondaggio: il 96% ha paura a camminare da sola. Una percentuale altissima che racconta una tensione costante, quella che spinge molte donne a cambiare percorso, tenere le chiavi tra le dita o fingere una telefonata per sentirsi più sicure. È una forma di vigilanza silenziosa che nessuno dovrebbe essere costretto a imparare.
Una survey che diventa conversazione collettiva
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, The Wom ha scelto di aprire un dialogo diretto attraverso una survey diffusa sui propri canali social. L’iniziativa ha raccolto oltre 60.000 risposte, segno che il bisogno di parlare, di essere ascoltate e di dare un nome alle proprie esperienze è più vivo che mai. Non si tratta solo di numeri, ma di una testimonianza collettiva che mette a fuoco quanto le dinamiche di abuso – fisico, psicologico o verbale – siano purtroppo sistematiche.
Il controllo non è cura, è violenza
Tra le domande poste, una in particolare apre uno squarcio importante: “Per te è violenza se il partner ti controlla il telefono, le uscite o come ti vesti?”. Il 72% risponde senza esitazione “sì, sempre”, mentre un 23% lo considera tale solo se accade spesso. Una piccola percentuale, il 5%, non riconosce alcuna forma di abuso in questi comportamenti. Eppure, il controllo – dalle password chieste “per fiducia”, al giudicare un vestito, fino al decidere con chi uscire – è una delle forme più subdole di violenza psicologica. È proprio in quell’area grigia, fatta di dubbi e auto-giudizi, che la cultura patriarcale continua a trovare spazio, normalizzando atteggiamenti che limitano la libertà personale.
Un impegno che continua, ogni giorno
Questo lavoro di ascolto e sensibilizzazione non nasce oggi. Fa parte del percorso che The Wom porta avanti da tempo per smontare narrazioni distorte, fare informazione e dare strumenti concreti. Anche per questo il media brand rinnova la collaborazione con realtà come DonneXStrada e ViolaWalkHome, associazioni che offrono supporto pratico e immediato a chi vive situazioni di rischio o fragilità. L’obiettivo è chiaro: diffondere contenuti utili sul tema della violenza di genere, spiegare come proteggersi, come riconoscere i segnali e come aiutare chi non riesce ancora a chiedere aiuto.
03 Dicembre 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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