EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
Quando si parla di cultura, spesso la si riduce a un insieme di eventi o spettacoli. In realtà, è molto di più: è ciò che dà forma alle città, crea legami sociali e permette ai territori di riconoscersi in una storia condivisa. Non sorprende quindi che le parole pronunciate da Papa Leone XIV nell’incontro con il mondo del cinema abbiano avuto un’eco così forte. Il suo intervento non è stato un semplice discorso istituzionale, ma un invito a riflettere sul ruolo che teatri e sale cinematografiche svolgono nella vita quotidiana delle comunità.
I luoghi della cultura come spazi di umanità
La cultura non vive nei concetti astratti, ma negli spazi che le permettono di prendere forma. Cinema e teatri, secondo Papa Leone XIV, sono “il cuore pulsante dei territori” perché offrono alle persone la possibilità di incontrarsi, emozionarsi, dialogare. Un quartiere con un cinema aperto è un quartiere che respira, che offre orizzonti narrativi e tiene accesa una fiamma di socialità che nessun algoritmo potrebbe sostituire. La cultura, se messa al centro, diventa un atto quotidiano di cura verso la comunità.
Una città viva grazie alla cultura vissuta
Non basta costruire spazi culturali: bisogna abitarli. Il Pontefice lo ricorda quando parla della necessità di mantenere viva l’anima dei territori attraverso luoghi che favoriscano la relazione. Ogni sala cinematografica che chiude è una porta che si chiude sulle possibilità di incontro, soprattutto nelle periferie. Le sale abbandonate non sono solo edifici vuoti: sono simboli di una comunità che si assottiglia. È per questo che oggi la loro crisi non riguarda il cinema in sé, ma la qualità della vita urbana.
Un invito a difendere il valore culturale
L’appello rivolto alle istituzioni è chiaro: non basta celebrare la cultura, occorre difenderla, sostenerla, riconoscerne il valore civile. Papa Leone XIV richiama le parole del Presidente Sergio Mattarella, ricordando che la cultura è un bene pubblico, un investimento per la collettività, non un lusso per pochi. Da qui l’invito a non rassegnarsi alla chiusura delle sale, ma a cooperare per preservare questi punti di riferimento fondamentali. La cultura, quando è condivisa, diventa un ponte tra generazioni.
Un movimento globale per proteggere i cinema
In questo clima, la mobilitazione del mondo culturale non si è fatta attendere. Registi come Paolo Sorrentino, Marco Bellocchio, Jane Campion, Wes Anderson, David Cronenberg e persino Francis Ford Coppola hanno sostenuto l’idea che le sale non siano semplici luoghi commerciali, ma presìdi culturali da preservare. È un fronte ampio, trasversale, capace di unire architetti come Renzo Piano e icone popolari come Francesco Totti. Tutti consapevoli che difendere una sala significa difendere una comunità.
Dietro le quinte dell’incontro in Vaticano
L’organizzazione dell’udienza, curata con attenzione da Valerio Carocci, ha mostrato quanto questo movimento non sia solo teorico, ma anche concreto. Coordinare registi internazionali, gestire ospiti come Spike Lee, Greta Gerwig o Gus Van Sant, creare connessioni tra mondi diversi: tutto questo è cultura in azione. È la dimostrazione che la cultura vive attraverso persone che credono nella sua forza sociale e che lavorano ogni giorno per mantenerla accessibile, aperta e inclusiva.
La cultura come “terzo luogo”
La serata finale al cinema Troisi, con la proiezione di Miracle at St. Anna, è il simbolo di un nuovo modo di immaginare gli spazi culturali: non solo sale in cui guardare un film, ma veri e propri “terzi luoghi”, in cui le persone possano ritrovarsi, ascoltarsi e sentirsi parte di qualcosa. Un cinema vivo anche a mezzanotte è un messaggio potente: la cultura non è un lusso, è una necessità. È ciò che tiene insieme le città e permette ai cittadini di riconoscersi nel racconto comune.
18 Novembre 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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