EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
Chi non ricorda il giovane e affascinante Robert Redford al fianco di Jane Fonda in A piedi nudi nel parco, commedia del 1967 firmata da Gene Saks? Quel film, tratto dall’opera teatrale di Neil Simon, ha consegnato al grande schermo l’immagine di una coppia fresca, appassionata e ironica. Da lì, la carriera di Redford è stata un crescendo che lo ha reso una delle figure più amate e rispettate della storia del cinema. Oggi, all’età di 89 anni, l’attore e regista si è spento serenamente nella sua casa nello Utah.
Dagli esordi a Broadway al successo internazionale
Redford nacque a Santa Monica nel 1936 e iniziò la sua carriera a teatro, debuttando a Broadway con Tall Story nel 1959. Poco dopo arrivarono le prime esperienze televisive, recitando accanto a giganti come Henry Fonda, Peter Lorre e Walter Matthau. Il cinema lo consacrò nel 1965 con Lo strano mondo di Daisy Clover, accanto a Natalie Wood, ruolo che gli valse un Golden Globe come attore emergente.
Gli anni d’oro del cinema americano
Gli anni Settanta segnarono la definitiva consacrazione di Redford. Film come Butch Cassidy, Come eravamo, La stangata e Tutti gli uomini del presidente divennero veri e propri capisaldi della storia del cinema. Il suo fascino e la sua capacità di interpretare ruoli complessi lo resero amatissimo dal pubblico, mentre la collaborazione con registi come Sydney Pollack consolidò la sua immagine di attore raffinato e impegnato.
Un regista attento e impegnato
Non solo attore, Redford fu anche un regista sensibile e introspettivo. Con Gente comune, nel 1981, vinse l’Oscar per la miglior regia, a cui si aggiunse un Oscar alla carriera nel 2002. Le sue opere da regista, come In mezzo scorre il fiume e L’uomo che sussurrava ai cavalli, affrontavano con delicatezza temi universali, dall’ambiente alla famiglia, fino alla responsabilità sociale.
Un impegno oltre il grande schermo
La sua passione per il cinema si intrecciò con l’impegno civile: ambientalista convinto e sostenitore del partito democratico, Redford fondò il Sundance Institute, creando un festival che ha dato voce al cinema indipendente e a generazioni di nuovi registi. La sua figura andava ben oltre Hollywood, incarnando un modello di artista che coniugava talento e coscienza sociale.
Il tributo di amici e colleghi
La notizia della sua morte ha commosso il mondo del cinema. Meryl Streep lo ha definito “uno dei leoni del cinema”, ricordando la loro collaborazione in La mia Africa. Jane Fonda, visibilmente provata, lo ha descritto come “una persona meravigliosa sotto ogni aspetto”. Persino Donald Trump ha voluto ricordarlo, definendolo “un grande, per anni l’uomo più sexy di Hollywood”. La Rai renderà omaggio alla sua memoria trasmettendo due suoi film: A spasso nel bosco e Old Man and the Gun, la pellicola che ha segnato il suo addio alle scene.
Un’eredità che resterà nel tempo
Con il suo carisma, il suo impegno e la sua autenticità, Redford ha lasciato un segno indelebile nel panorama culturale mondiale. I suoi film continueranno a ispirare e a emozionare, ricordandoci l’importanza di un cinema capace di raccontare storie vere, profonde e universali.
17 Settembre 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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