EDITORIALE DELLA FONDAZIONE

Contro il bullismo degli adulti, la responsabilità educativa non è un optional

Il bullismo non è solo giovanile, ma trova radici nei modelli adulti. Serve un impegno comune per restituire valore alla buona educazione

Contro il bullismo degli adulti, la responsabilità educativa non è un optional

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Dalla scuola alla politica, il rispetto e il dialogo devono tornare centrali per costruire una società più giusta e meno violenta

Siamo all’inizio di un nuovo anno scolastico e, come sempre, gli auguri vanno agli studenti, agli insegnanti e a chi ogni giorno sostiene la scuola nella sua missione educativa. In un mondo dove le notizie drammatiche e i conflitti rischiano di catturare tutta l’attenzione, ricordare l’importanza dell’educazione – e della buona educazione – resta più che mai fondamentale. Questo articolo prende spunto da un contributo pubblicato su Education 2.0, rivista fondata da Luigi Berlinguer, e dal manifesto del professore Piero Lucisano, che invita tutti a riflettere sulla responsabilità degli adulti come esempio per i più giovani.

Non solo bullismo giovanile

Si parla spesso di bullismo tra ragazzi, a scuola o sui social. Ma il fenomeno non nasce nel vuoto: trae linfa dai modelli che gli adulti offrono ogni giorno. Quando un politico deride un avversario, quando un dirigente umilia un’opinione diversa o quando il dibattito pubblico si riduce a insulti e slogan aggressivi, il messaggio che passa è chiaro: la prepotenza viene legittimata. E chi osserva con maggiore attenzione? Proprio gli adolescenti, che imparano a considerare l’arroganza come norma sociale.

Il linguaggio pubblico come strumento educativo

La parola ha un potere educativo enorme. L’uso sregolato della violenza verbale ha trasformato l’insulto in spettacolo televisivo e la ridicolizzazione in strategia politica. Così, mentre si pretende che la scuola insegni il rispetto delle regole, la società degli adulti spesso le calpesta senza conseguenze. Come sottolinea Lucisano, non basta irrigidire la disciplina nelle classi: serve anche “dare un voto di condotta” a chi ricopre incarichi pubblici e ha la responsabilità di rappresentare i cittadini.

Il dovere degli adulti

Gli adulti, soprattutto quelli con ruoli di visibilità e potere, hanno un compito chiaro: promuovere rispetto, dialogo e confronto. Hanno il dovere di non legittimare modelli relazionali violenti. Hanno il dovere di dare l’esempio, non lo scandalo. Perché ogni gesto e ogni parola hanno un effetto a cascata: la maleducazione di chi governa o guida un’organizzazione diventa modello per chi osserva, normalizzando comportamenti che alimentano conflitti e aggressività.

Un appello per una svolta culturale

Il manifesto proposto invita a una svolta etica e linguistica. Stop all’umiliazione come strumento di comunicazione, stop al bullismo mediatico e istituzionale, stop al dominio come criterio di legittimazione politica. Serve costruire una cultura democratica fondata sulla dignità, sul rispetto reciproco e sulla capacità di dialogo. Per questo, le società scientifiche sono chiamate a studiare e misurare l’impatto sociale di questi comportamenti, mentre la comunità civile deve pretendere dai propri rappresentanti non solo competenza, ma anche educazione.

Educare anche i bulli adulti

Non si tratta di isolare i bulli, ma di aiutarli a crescere, mostrando che la violenza verbale e il disprezzo non sono segni di forza, ma di fragilità. Gli adulti hanno il dovere di insegnare che il rispetto porta benessere individuale e collettivo, mentre la sopraffazione produce soltanto conflitti. La comunità educante – scuola, istituzioni, media – deve mobilitarsi per restituire valore alle regole della convivenza civile, regole che appartengono al patrimonio comune dell’umanità.


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16 Settembre 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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