EDITORIALE DELLA FONDAZIONE

Hiroshima e Nagasaki, 80 anni dopo il Giappone ricorda al mondo l’orrore nucleare

Più di 120 nazioni a Hiroshima, l’appello del Giappone a non dimenticare le tragedie del 1945

Hiroshima e Nagasaki, 80 anni dopo il Giappone ricorda al mondo l’orrore nucleare

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Premio Nobel agli hibakusha, memoria e pace al centro delle commemorazioni giapponesi

Ottant’anni dopo gli attacchi atomici che devastarono Hiroshima e Nagasaki, il Giappone si prepara a una commemorazione che non è solo cerimoniale, ma anche profondamente politica e morale. Il ricordo di quelle due esplosioni non appartiene soltanto alla storia del paese, ma rappresenta un simbolo universale della follia della guerra e della minaccia che le armi nucleari continuano a rappresentare. Il primo ministro Shigeru Ishiba, intervenuto in Parlamento, ha lanciato un appello chiaro: “non possiamo permettere che le nuove generazioni dimentichino”. Il timore, infatti, è che l’umanità stia pericolosamente tornando a flirtare con scenari di conflitto globale.

Un mondo che fatica a imparare

L’eco delle sue parole risuona in un contesto internazionale teso, dove le ostilità tra Russia e Stati Uniti restano latenti ma minacciose. Nonostante decenni di diplomazia e trattati, il pianeta continua a dividersi in blocchi e rivalità, spesso ignorando le tragiche lezioni del passato. In questo clima instabile, la commemorazione giapponese si carica di un significato che va oltre i confini nazionali: è un invito a fermarsi, a ricordare, a scegliere la pace prima che sia troppo tardi.

La cerimonia a Hiroshima, numeri mai visti prima

Il 6 agosto, data simbolo dell’umanità ferita, Hiroshima accoglierà delegazioni provenienti da ben 120 nazioni: un numero mai registrato prima. Una partecipazione così vasta sottolinea come il ricordo dell’olocausto nucleare sia ancora vivido, e come il Giappone sia riuscito a trasformare il dolore in un potente strumento di diplomazia. Quel giorno del 1945, la bomba ’Little Boy’ rase al suolo il 70% degli edifici cittadini e uccise oltre 140.000 persone. Tre giorni dopo, Nagasaki subì la stessa sorte con almeno 74.000 vittime. Oggi, il Giappone resta l’unico Paese ad aver vissuto un attacco nucleare in tempo di guerra.

Il Genbaku Dome e lo spirito di Hiroshima

Nel Parco del Memoriale della Pace, accanto alle rovine del Genbaku Dome, saranno presenti rappresentanti di tutte le principali potenze nucleari occidentali, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Parteciperanno anche India e Israele, mentre faranno rumore le assenze di Cina, Pakistan e Corea del Nord. Per la prima volta saranno presenti Palestina e Taiwan, che in passato non avevano mai ricevuto inviti ufficiali. Il sindaco Kazumi Matsui ha sottolineato il crescente interesse internazionale: il museo della città ha registrato 2,26 milioni di visitatori in un solo anno. “Vogliamo trasmettere lo spirito di Hiroshima ai giovani”, ha dichiarato.

Il Premio Nobel agli hibakusha

A testimonianza dell’impegno civile del Giappone per un futuro senza armi nucleari, il Premio Nobel per la Pace 2024 è stato assegnato al Nihon Hidankyo, associazione che riunisce i superstiti dei bombardamenti, gli hibakusha. Una scelta simbolica, che riconosce non solo la sofferenza di chi ha vissuto quell’orrore, ma anche il loro instancabile lavoro di sensibilizzazione a livello globale. Da Hiroshima a New York, i loro racconti sono diventati strumenti di educazione e pace.

Anche Nagasaki lancia il suo appello

Anche Nagasaki, che commemorerà il bombardamento il 9 agosto, vedrà una presenza internazionale senza precedenti, con oltre 100 delegazioni attese. Il sindaco Shiro Suzuki ha espresso l’auspicio che i partecipanti possano toccare con mano l’orrore che comporta l’uso di un’arma atomica. Il messaggio è chiaro: solo attraverso la memoria, la consapevolezza e la testimonianza si può costruire un futuro libero dal rischio nucleare.

Verso una nuova consapevolezza globale

Sebbene il mondo non sia mai stato completamente privo di minacce, la presenza – possibile – della Russia alla cerimonia rappresenta un segnale di apertura, seppur fragile, verso un dialogo che oggi sembra quanto mai necessario. Anche gli Stati Uniti saranno rappresentati con continuità: l’ambasciatore George Glass ha annunciato la propria partecipazione a entrambe le cerimonie, segnando una differenza rispetto al predecessore che lo scorso anno aveva disertato l’evento di Nagasaki.


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07 Agosto 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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