EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
Il divario tra uomini e donne non si ferma al mondo del lavoro: continua anche al momento della pensione. Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’INPS, le pensionate ricevono assegni sensibilmente inferiori rispetto agli uomini e lasciano il lavoro più tardi. Un ritratto ancora sbilanciato, che riflette decenni di disuguaglianze occupazionali.
Più donne in pensione, ma con meno risorse
Nel 2024, le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati italiani – il 51% del totale – ma ricevono solo il 44% del reddito pensionistico complessivo. A fronte di 8,4 milioni di pensionate, l’importo lordo annuo erogato alle donne ammonta a 161 miliardi di euro, contro i 204 destinati ai 7,9 milioni di uomini. Una forbice economica che si traduce in una media mensile di 1.594,82 euro per le donne, contro i 2.142,60 euro degli uomini: un divario del 34%.
Pensioni più tardi, un anno e mezzo in più
L’età media di pensionamento si è innalzata costantemente dal 1995 al 2024, passando da 57,8 anni a 64,8. Ma a pagare il prezzo maggiore di questo slittamento sono state le donne, la cui età media di uscita è aumentata più rapidamente rispetto agli uomini. Un effetto diretto delle riforme previdenziali, in particolare della legge Fornero, che ha equiparato gradualmente l’età pensionabile di donne e uomini. Risultato: nel 2024 le donne hanno lasciato il lavoro in media dopo i 65 anni, superando di un anno e cinque mesi i colleghi maschi.
Differenze nei percorsi pensionistici
Dietro questo squilibrio si celano anche dinamiche diverse nell’accesso alla pensione. Gli uomini scelgono più spesso il pensionamento anticipato, grazie a carriere più lineari e contributive, mentre le donne escono prevalentemente per vecchiaia o tramite pensioni di reversibilità. La frammentazione delle carriere femminili, dovuta a periodi di maternità, lavoro part-time o interruzioni per la cura dei familiari, penalizza anche la quota contributiva, incidendo direttamente sull’importo dell’assegno pensionistico.
Più tempo al lavoro, meno risorse dopo
Il paradosso è evidente: le donne restano più a lungo nel mondo del lavoro, ma ricevono una pensione inferiore. È il risultato di una vita professionale segnata da salari più bassi, minori opportunità di carriera e scarsa valorizzazione del lavoro di cura, quasi sempre non retribuito. Il sistema pensionistico, legato strettamente ai contributi versati, amplifica le disuguaglianze vissute durante la carriera.
Cosa racconta davvero il divario pensionistico
I numeri dell’INPS sono lo specchio fedele di una società in cui la parità di genere è ancora lontana. La disparità nelle pensioni è l’ultima tappa – visibile e misurabile – di un percorso lavorativo in salita. Un problema strutturale che non si risolve con l’adeguamento dell’età pensionabile, ma che necessita di una riforma più ampia, che valorizzi in modo equo il contributo lavorativo e familiare delle donne lungo tutto l’arco della vita.
La sfida per il futuro
Chiudere il divario pensionistico richiederà interventi su più fronti: retribuzioni più eque, politiche di conciliazione tra vita e lavoro, riconoscimento del lavoro di cura, sostegno alla continuità lavorativa femminile. Una sfida che riguarda non solo la giustizia sociale, ma anche la sostenibilità del nostro sistema previdenziale. Perché un Paese in cui la metà della popolazione riceve meno della metà delle risorse pensionistiche è un Paese che ha ancora molto da cambiare.
28 Luglio 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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