EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
Un viaggio tra affinità e contrasti tra John Fitzgerald Kennedy e Donald Trump, due presidenti simbolo di epoche e ideali distanti
Due presidenti, due ere americane
John Fitzgerald Kennedy e Donald Trump sono due figure che segnano profondamente la storia degli Stati Uniti, ma lo fanno in modi radicalmente diversi. Il primo è stato emblema di rinnovamento, speranza e modernità negli anni ’60; il secondo incarna il populismo del ventunesimo secolo, con uno stile diretto e spesso provocatorio. Eppure, entrambi sono protagonisti di momenti di forte rottura nella società americana, dando voce a spinte di cambiamento molto differenti.
Visione politica, progresso contro protezionismo
Kennedy ha promosso il progresso tecnologico, la cooperazione internazionale e la fiducia nella scienza come motore del futuro. Emblematico il suo impegno nella corsa allo spazio e la celebre frase “scegliamo di andare sulla Luna”. Trump, invece, costruisce la sua leadership attorno al principio del ritorno alla grandezza americana, sintetizzato nello slogan “Make America Great Again”, con una visione protezionista e una forte attenzione ai confini, economici e culturali.
Lo stile comunicativo, carisma e antagonismo
Entrambi i presidenti hanno uno stile comunicativo molto incisivo, ma con toni e strumenti agli antipodi. Kennedy ha usato un linguaggio elevato, ispirazionale, capace di mobilitare l’orgoglio civico degli americani, come nel famoso invito “non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”. Trump, al contrario, fa dei social media il suo principale megafono, con un linguaggio spesso diretto, semplificato e polarizzante, volto a rafforzare la propria base elettorale contro le élite e i media.
Obiettivi sociali, inclusione contro polarizzazione
Kennedy ha sostenuto con forza l’inclusione sociale: è stato tra i primi presidenti ad affrontare con decisione il tema dei diritti civili, cercando di superare le barriere razziali. Trump guida un’America più frammentata, in cui le tensioni su immigrazione, diritti delle minoranze e identità culturali si acuiscono. Se Kennedy vedeva nell’unità nazionale la chiave per affrontare le sfide globali, Trump fa leva su differenze e contrapposizioni per consolidare il consenso.
Rapporto con la scienza e con il mondo
Kennedy ha valorizzato la scienza e la diplomazia come strumenti per migliorare l’umanità, come dimostra la gestione della crisi dei missili di Cuba, risolta con equilibrio e fermezza. Trump, invece, mostra spesso scetticismo verso la scienza, in particolare sul cambiamento climatico e nella gestione delle emergenze sanitarie. Anche sul piano internazionale i due si muovono in direzioni opposte: multilaterale e cooperativa quella di Kennedy, più isolazionista e bilaterale quella di Trump.
Un punto in comune, l’America al centro
Nonostante le grandi differenze, entrambi i presidenti pongono al centro del proprio mandato l’orgoglio americano. Kennedy lo ha interpretato come guida morale del mondo libero, Trump come nazione da difendere dagli attacchi esterni, economici e culturali. In entrambi i casi, il patriottismo è il filo conduttore, anche se in chiavi molto differenti: idealista e progressista per Kennedy, identitaria e difensiva per Trump.
Due simboli di un’America in evoluzione
Kennedy resta nella memoria collettiva come simbolo di speranza e di un sogno tragicamente interrotto. Trump rappresenta un’America disillusa, arrabbiata, in cerca di risposte rapide a problemi complessi. Entrambi, nel bene e nel male, interpretano esigenze profonde del popolo americano, lasciando un’impronta che va oltre i confini della politica: due visioni opposte del futuro, entrambe autentiche espressioni dell’identità statunitense.
10 Luglio 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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