EDITORIALE DELLA FONDAZIONE

Il coraggio della memoria, la borsa di Paolo Borsellino torna a parlare al Paese

Una cerimonia solenne alla Camera restituisce valore simbolico alla borsa di Paolo Borsellino, emblema di giustizia e dovere

Il coraggio della memoria, la borsa di Paolo Borsellino torna a parlare al Paese

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L’Italia celebra Paolo Borsellino e la sua eredità morale attraverso la teca che custodisce la sua storica borsa di lavoro

Un simbolo di giustizia e dedizione alle istituzioni, la borsa del magistrato esposta alla Camera diventa monito per un’Italia che non dimentica

Un oggetto che racconta una storia di Stato e sacrificio

Nella teca di vetro che ora la ospita alla Camera dei Deputati non c’è solo una borsa in pelle, bruciata e sopravvissuta alla violenza mafiosa. C’è molto di più: c’è l’immagine di un uomo che ha fatto del suo lavoro una missione, del rispetto per la legge una scelta di vita e della giustizia il suo unico credo. Quella borsa apparteneva a Paolo Borsellino, magistrato simbolo della lotta alla mafia, ed è tornata a Roma come un oggetto che non chiede solo di essere guardato, ma ascoltato.

Una cerimonia dal forte valore civile e istituzionale

Durante l’inaugurazione della teca che custodisce l’oggetto, il Parlamento si è trasformato in un luogo di raccoglimento collettivo. Le parole pronunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno ribadito un principio che dovrebbe essere scolpito nella coscienza civile: “Il popolo italiano ha il diritto di conoscere la verità” sulle stragi mafiose, compresa quella di via D’Amelio, in cui Borsellino perse la vita. Una verità ancora troppo spesso avvolta nel silenzio, nella paura, nella nebbia di verità parziali e responsabilità non chiarite.

Lucia Borsellino, una testimonianza familiare che commuove

A dare un significato ancora più profondo alla cerimonia sono state le parole di Lucia Borsellino, figlia del magistrato. Ha raccontato il valore di quella borsa, il modo in cui il padre la custodiva sempre con sé, non solo come contenitore di oggetti personali, ma come scrigno di documenti e agende che reputava vitali. “Oggi a questo oggetto viene restituita la dignità che merita”, ha detto, sottolineando quanto rappresenti la dedizione assoluta al servizio dello Stato, fino all’ultimo respiro.

La memoria di un popolo che ha detto no alla mafia

Nel suo intervento, Giorgia Meloni ha ricordato che le stragi mafiose, pur nella loro brutalità, hanno risvegliato le coscienze. Hanno acceso un fuoco di impegno civile che ha portato milioni di italiani a scegliere la legalità, l’onestà, la democrazia. “Hanno preferito il dovere all’indifferenza, l’onore vero al finto onore”, ha affermato, evidenziando come la morte di Borsellino abbia lasciato una ferita ma anche una traccia indelebile di speranza.

La politica che si interroga sul proprio ruolo

Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha voluto riportare alla memoria il clima di dolore e incredulità che colpì il Paese nel luglio del 1992. Ha raccontato come, solo due mesi prima dell’attentato, una simbolica votazione lo vide insieme ai suoi colleghi indicare Borsellino come presidente della Repubblica. Un gesto che oggi, alla luce dei fatti, assume i contorni di un tributo postumo a chi rappresentava la giustizia nella sua forma più pura.

Un’eredità morale che va oltre le generazioni

A chiudere la cerimonia, le parole della presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, che ha evocato l’odore ancora percepibile della pelle bruciata della borsa come simbolo di una ferita non rimarginata. Ma anche come testimonianza di un dovere civico ancora presente: “Oggi ribadiamo da che parte stiamo”. E se a volte è sembrato che lo Stato fosse distratto, smarrito o silenzioso, quella borsa ricorda a tutti — istituzioni e cittadini — che c’è una strada da seguire: quella che Borsellino ha tracciato con la sua vita.


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01 Luglio 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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