EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
Il 20 giugno del 1979 segnava una svolta nella storia della Repubblica Italiana. Nilde Iotti veniva eletta presidente della Camera dei deputati, diventando la prima donna a ricoprire una delle tre più alte cariche dello Stato. Un evento che andava ben oltre la cronaca parlamentare: rappresentava l’inizio di un nuovo capitolo, aperto da una donna che aveva vissuto da protagonista ogni fase cruciale della democrazia italiana, dalla Resistenza alla Costituente, fino all’Europa.
Dalla Resistenza alla Costituente, una vita per la libertà
Nata a Reggio Emilia nel 1920, in pieno cuore dell’Italia antifascista, Nilde Iotti si distinse fin da giovane per intelligenza e determinazione. Con una laurea in lettere e filosofia ottenuta all’Università Cattolica di Milano, si schierò subito contro il regime, partecipando attivamente alla Resistenza. Entrata nel Partito comunista italiano, divenne un punto di riferimento nell’Unione donne italiane. Il voto alle donne, introdotto nel 1945, le aprì la strada verso l’Assemblea Costituente nel 1946, dove fu una delle protagoniste della scrittura della nuova Carta fondamentale.
Difendere i diritti in Costituzione, senza compromessi
Il suo contributo alla Costituzione italiana non fu solo formale. Redasse la parte dedicata alla famiglia e lottò con fermezza contro clausole discriminatorie nei confronti delle donne, opponendosi a espressioni ambigue che avrebbero limitato l’accesso a ruoli pubblici. Grazie al suo impegno, l’articolo 51 resta ancora oggi uno dei pilastri del principio di uguaglianza nei confronti delle cariche pubbliche.
Un’autorità morale al vertice delle istituzioni
Nel 1948 fu eletta deputata, incarico che mantenne ininterrottamente per cinquantuno anni. Ma fu nel 1979, con la sua elezione a presidente della Camera, che il suo ruolo divenne emblematico. Per tredici anni, Iotti esercitò il suo incarico con autorevolezza e imparzialità, qualità riconosciute da tutto l’arco parlamentare. Non solo fu la prima donna a guidare una Camera, ma nel 1987 fu anche la prima donna a ricevere un mandato esplorativo per formare un governo, a conferma del rispetto istituzionale di cui godeva.
Una donna controcorrente anche dentro il suo partito
La sua vita privata fu spesso sotto i riflettori, specie per la lunga relazione con Palmiro Togliatti, segretario del Pci, che all’epoca era ancora sposato. Una relazione difficile, vissuta nel giudizio pubblico e persino tra le resistenze interne al partito. Dopo la morte di Togliatti, Nilde Iotti divenne protagonista della trasformazione del Pci, impegnandosi per una maggiore apertura e per l’integrazione europea. La sua visione era chiara: solo un’Europa unita avrebbe potuto garantire progresso sociale, stabilità politica e nuova crescita.
L’impegno per i diritti civili e per un’Europa dei popoli
Tra le sue battaglie principali, quelle per i diritti delle donne: dalla difesa della legge sul divorzio all’introduzione del diritto all’aborto, promosse sempre una mediazione intelligente tra posizioni laiche e cattoliche. Fu anche tra le prime parlamentari italiane al Parlamento Europeo, dove si batté per l’elezione diretta degli eurodeputati, convinta che solo un mandato popolare potesse legittimare un’Europa capace di incidere davvero sulla scena internazionale.
Un commiato che è anche un testimone
Nel 1997 venne eletta vicepresidente del Consiglio d’Europa, proseguendo il suo legame profondo con le istituzioni europee. Due anni dopo, annunciò le dimissioni dal Parlamento italiano, chiudendo una carriera politica lunga oltre mezzo secolo. Morì il 4 dicembre 1999, lasciando dietro di sé un’eredità non solo politica ma civile, che ancora oggi rappresenta un esempio per generazioni di donne e uomini impegnati nel servizio pubblico.
25 Giugno 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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