EDITORIALE DELLA FONDAZIONE

Giovanni Malagò lascia il Coni, tra ricordi, rimpianti e frecciate

Tra polemiche e nomi in campo, il Coni si prepara al dopo Malagò, in attesa del voto del 26 giugno.

Giovanni Malagò lascia il Coni, tra ricordi, rimpianti e frecciate

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Malagò rivendica il suo impegno, critica chi lo ha osteggiato e guarda con serenità al futuro post olimpico

Dopo dodici anni al vertice dello sport italiano, Giovanni Malagò è pronto a lasciare la guida del Coni. Il 26 giugno si svolgeranno le elezioni per il nuovo presidente e, secondo i limiti di legge, Malagò non potrà candidarsi per un quarto mandato. Si chiude così una lunga stagione caratterizzata da successi, scontri istituzionali e una forte personalizzazione della leadership. Ora lo scenario è aperto, con diversi pretendenti pronti a raccogliere il testimone.

La corsa alla successione, tra candidati e polemiche

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Giovanni Malagò non si è tirato indietro nel commentare la campagna elettorale in corso. Da una parte Luca Pancalli, che promette un Coni meno personalistico e in linea con il pensiero del ministro Andrea Abodi, dall’altra il candidato sostenuto da Malagò stesso: Luciano Buonfiglio, presidente della Federazione italiana canoa kayak. Una scelta che, secondo l’ex numero uno, rappresenta coerenza ed esperienza. Tuttavia, il dibattito si è acceso, tra dichiarazioni giudicate poco eleganti e allusioni a influenze politiche.

La difesa di una leadership e le accuse di ostilità interne

Giovanni Malagò ha approfittato dell’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Non ha risparmiato critiche a Paolo Barelli, presidente della Federnuoto e deputato, né a Angelo Binaghi, vertice del tennis italiano. Entrambi accusati di aver remato contro negli anni, sostenendo candidature alternative e mancando di partecipazione attiva alla vita del Coni. "Le critiche si fanno partecipando", ha detto Malagò, sottolineando il suo impegno volontario e continuo per oltre un decennio.

Un passaggio mancato e il rammarico per la proroga negata

Il grande rammarico di Giovanni Malagò riguarda la mancata proroga fino alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. “Non ho mai chiesto un quarto mandato, ma solo qualche mese in più per garantire continuità in vista di un evento straordinario per il Paese”, ha dichiarato. Il veto, arrivato dopo sei anni di tentativi, lo ha colto di sorpresa. Resta comunque sereno, riconoscendo il valore unico dell’opportunità olimpica in casa. La delusione per un’uscita anticipata si accompagna a una punta di amarezza per un trattamento che, a suo avviso, non è stato equo.

Oltre il Coni, uno sguardo sul futuro tra passioni e possibilità

Tra indiscrezioni e sogni, si parla già del futuro di Giovanni Malagò. Dalla Roma (di cui è tifoso) alla Ferrari, le ipotesi si moltiplicano. Ma lui resta concentrato: fino a marzo 2026 le Olimpiadi restano la sua unica priorità. Il calcio e la Formula 1 restano passioni forti, anche se ultimamente avare di soddisfazioni. Rammarico per la situazione della Nazionale e nostalgia per una Ferrari che fatica a competere, pur riconoscendo il valore industriale del marchio.

L’omaggio a Sergio Mattarella e un addio che è anche ringraziamento

Nel suo congedo, Giovanni Malagò ha voluto riservare un pensiero speciale al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definendolo “il più vicino allo sport” tra i capi dello Stato che ha conosciuto. Un legame forte, istituzionale e personale, che per lui rappresenta una delle eredità più preziose del suo mandato. Con queste parole si chiude il suo percorso al vertice del Coni, con lo sguardo rivolto al futuro ma senza rinnegare nulla del passato.


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22 Giugno 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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