EDITORIALE DELLA FONDAZIONE

Il lungo addio a Enzo Tortora, simbolo di una giustizia da riformare

Separare le carriere tra chi accusa e chi giudica è una riforma che nasce da una ferita profonda, ancora aperta nella storia italiana.

Il lungo addio a Enzo Tortora, simbolo di una giustizia da riformare

Condividi

A quarantadue anni dall’arresto di Tortora, si torna a parlare di giustizia e memoria con uno sguardo rivolto al futuro

Sono passati quarantadue anni, ma il nome di Enzo Tortora resta impresso come un marchio nella storia della giustizia italiana. Quel volto familiare della televisione, amato e rispettato, venne umiliato pubblicamente e trascinato in un incubo giudiziario da cui non si è mai davvero risvegliato. Il suo caso, ormai entrato nella memoria collettiva, torna oggi al centro del dibattito, proprio mentre il Senato si prepara a discutere una riforma che avrebbe potuto cambiargli la vita: la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici.

Un errore giudiziario che scosse l’Italia

Era il 1983 quando Enzo Tortora venne arrestato con accuse infamanti, basate esclusivamente sulle dichiarazioni di alcuni pentiti. Droga, camorra, complicità criminali: parole pesanti come macigni, che si infransero contro una realtà completamente diversa. Nessuna prova, solo calunnie e ricostruzioni fantasiose. Eppure, bastarono per distruggere una carriera, una reputazione, una vita. Nessuno tra i magistrati si fermò ad analizzare le contraddizioni, nessuno si prese la responsabilità di rallentare una macchina impazzita.

La testimonianza della figlia, voce di chi non ha voce

Oggi Gaia Tortora, giornalista e figlia di Enzo, ha preso la parola davanti alla tomba del padre. Lo ha fatto per lui e per tutte le vittime invisibili di errori giudiziari. “Sono tante, troppe”, ha detto, con la fermezza di chi ha imparato a lottare contro il silenzio. Ha ricordato come l’Associazione nazionale magistrati si sia opposta alla proposta di istituire una giornata dedicata a chi è stato colpito da sentenze ingiuste. Una presa di posizione che, ha dichiarato, “getta luce su una politica malata, timorosa di disturbare equilibri di potere”.

La riforma che arriva dopo decenni di immobilismo

Il passaggio in Senato della riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere è un punto di svolta. Un cambiamento che non nasce per vendetta o per sfiducia, ma per riequilibrare un sistema che ha dimostrato le sue fragilità. Per troppo tempo la commistione tra chi accusa e chi giudica ha impedito processi realmente equi. Enzo Tortora è diventato, suo malgrado, il simbolo di questo problema. La sua storia è stata una condanna non solo personale, ma pubblica, per un sistema incapace di ammettere i propri limiti.

Una commemorazione che è anche un atto politico

Non si è trattato solo di un momento di raccoglimento. Le persone che si sono ritrovate al cimitero di Milano dove riposa Tortora lo hanno fatto anche per affermare un principio: che la memoria non deve essere sepolta insieme ai corpi. Hanno voluto celebrare quella giornata per le vittime degli errori giudiziari, anche se non ancora riconosciuta ufficialmente. Hanno scelto di esserci, nonostante tutto, perché ricordare Enzo Tortora significa ribadire che la giustizia è tale solo se è capace di riconoscere i propri errori.

Il diritto di sbagliare, il dovere di correggersi

Sbagliare è umano, ma non ammettere l’errore è imperdonabile. La vicenda Tortora ha dimostrato che in Italia il prezzo degli sbagli giudiziari lo pagano sempre gli innocenti. Non serve una giustizia infallibile, ma una giustizia trasparente, pronta a riformarsi. La separazione delle carriere è un primo passo. Istituire una giornata per ricordare chi è stato colpito da sentenze sbagliate non è un attacco alla magistratura: è un gesto di civiltà. E finché non sarà ufficiale, sarà la società civile a farsene carico.


Condividi

17 Giugno 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi
Direttore responsabile Luigi Canali

Fondazione Premio Antonio Biondi

Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
Fondazione terzo settore
C.F. 92088700601
segreteria@

IBAN:
IT18I0529714801CC1030072196
BIC: BPFRIT3FXXX

editoriale in collaborazione con
icoe centro studi
Centro studi su innovazione,
comunicazione ed etica.

PANTA-REI, l'informazione libera, gratuita e partecipativa.

PANTA-REI l'editoriale


Precedente

Esplora l'arte letteraria anche nel digitale, condividi conoscenza, nutri la tua mente.

sezione ebook

meno carta più ambiente, una scelta sostenibile

sezione ebook
Archivi della fondazione
Le molteplici attività della fondazione rivolte a promuovere e sostenere la cultura e la creatività nel territorio del Lazio
__

Fondazione Premio Antonio Biondi
PANTAREI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi

   

altra lingua

Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
Fondazione terzo settore
C.F. 92088700601

segreteria@fondazionepremioantoniobiondi.it
Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore - RUNTS Lazio
Privacy & Cookie Policy

© Fondazione Premio Antonio Biondi.   Tutti i diritti sono riservati.
Credit grippiassociati ICT Creative